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Il Golden Circus Festival, condotto da Liana Orfei, presenta quanto di meglio al mondo si muove nel panorama del circo contemporaneo e il nuovo circo. Una rassegna ripresa e distribuita in tutto il mondo con grande successo di odience e di pubblico. Quest’anno le maggiori attrazioni e relative prime assolute di numeri si svilupperanno in un confronto tra scuola cinese, canadese, russa, americana e francese. Molti i debutti di attrazioni che si presenteranno per la prima volta al mondo nella ribalta romana. Liana Orfei ha ricercato e costruito questa nuova performance condotta con abile maestria ed effetto. La Motivazione C’è oggi tra i diversi popoli della terra, una tendenza a ricercare la propria origine, al di sopra dei confini e degli steccati imposti dalla contemporaneità. Questo fermento ci deve portare alla riscoperta dell’uomo, del suo ruolo e del cammino che deve percorrere: con chi e dove, sostenuto da un profondo senso d’appartenenza e di solidarietà. Il mondo del circo da sempre ha serbato in sé e diffuso questi valori custodendoli con gelosa concretezza.
Il concetto di spettacolo non viene inteso solo nel senso moderno, quindi ludico, ma è un momento” di espressione collettiva di una cultura, di conoscenza e riconoscenza: un cammino che abbraccia la figura di Dionisio per arrivare ad Arlecchino, Pulcinella, al Clown, intesi come sacerdoti di un rito che celebra la convivenza e la solidarietà.
Nel circo moderno c’è un adattamento al luogo dove si svolge la rappresentazione alfine di tenere desto l’interesse del pubblico e ciò con un significato simbolico che riscuote sempre meraviglia. Inoltre il circo è esaltazione della natura; la tecnologia riduce la confidenza con l’ambiente: oggi negli spazi metropolitani il sapore e l’odore della natura si ritrova nell’arena del circo, dove si riscopre il rapporto uomo-animale con la sua complicità, intesa,fiducia e affetta. C’è una comunicazione giocata. Il circo è presidio vivente; le esibizioni sono il veicolo attraverso cui si esplica la funzione educativa e pedagogica.
Andare al circo, quindi, significa partecipare ad un rituale ben determinato che appartiene all’inconscio e ad una dimensione collettiva: è la messa in scena del funzionamento della nostra psiche, delle nostre paure e dei nostri coraggi, delle nostre sfide e delle nostre sconfitte.
Questo inconscio è ricco di tanti altri significati che uniscono popoli di credo e culture diversi: tutti sotto la grande tenda, che diviene simbolo della solidarietà e della fratellanza in armonia sovraterritoriale, ritrovano la loro ragione di vivere da esseri umani, con valori originali e genuini. |